Il ritmo dell’essere

Molto spesso si considera lo Yoga un fine , uno scopo , ma la cosa che bisogna dire è che lo Yoga è un mezzo necessario per meglio comprendere , per vivere meglio e per meglio essere in relazione con gli altri. Ormai il nostro modo di vivere è caratterizzato dalla accelerazione mentale che nasce dagli automatismi , in altre parole dalla mancanza di coscienza che si trasforma così in dispersione e superficialità.

Tutto questo comporta un problema fondamentale: il nostro corpo funziona ad un ritmo più lento , in gran parte involontario, la maggior parte delle nostre funzioni , tutti i grandi circuiti del corpo sono involontari e interdipendenti;  oggi però, siamo abituati a pensare molto velocemente e  più cose insieme che il nostro pensiero ci trasporta e non seguiamo più il  ritmo del corpo. In sostanza seguiamo il pensiero e violentiamo il corpo .

Il nostro circuito neurofisiologico viene trascinato , non abbiamo più pace e , in questa scissione diamo spazio alle malattie e disturbi psicosomatici. Lo Yoga invece, propone esattamente il contrario : il risveglio , l’affinamento e lo sviluppo della coscienza , quindi il contrario della dispersione.

La finalità dello Yoga è uno stato di coscienza , di responsabilità , di chiarezza.  Quindi l’esperienza del corpo nello Yoga è fondamentale . Per arrestare l’esteriorizzazione, la dispersione della nostra energia , esso propone la coscienza di sè , ciò che è più vicino a noi, la coscienza del proprio corpo ( Asana) , la coscienza della propria respirazione (pranayama). Quindi l’esperienza concreta di uno stato di coscienza.  Ma ciò che importa non è solo ciò che si fa ma COME lo si fa ; la disponibilità all’esperienza è essenziale per trovare l’ unità.

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